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Come capire e gestire la "sete" delle piante

L'acqua, un elemento fondamentale per tutte le piante; in questa esauriente guida tutto quello che c'è da sapere...

 Se non avete già letto il nostro articolo sulle innaffiature, vi consigliamo vivamente di farlo perchè in esso sono fornite informazioni e consigli che riteniamo davvero utili.

L’acqua, analogamente alla luce e alla temperatura, è un elemento vitale per le piante: senza di essa tutti i vegetali, in tempi più o meno brevi, inevitabilmente muoiono.

Vivere in vaso è più critico

Le piante che vivono in piena terra godono dell'apporto della pioggia e, in caso di siccità… delle innaffiature, ma a differenza delle piante in vaso hanno il grande vantaggio di avere molto terreno a disposizione e possono quindi spingere in profondità le proprie radici alla ricerca dell'umidità necessaria; gli strati più profondi del terreno asciugano molto lentamente; già ad un metro di profondità il terreno è praticamente quasi sempre umido, sprattutto se ci premuniamo di irrigare anche saltuariamente. Le piante coltivate in vaso, invece, sono molto più esigenti in fatto di acqua, perchè il terreno disponibile è poco e, soprattutto se il clima è caldo e il vaso è di plastica, asciuga rapidamente, lasciando la pianta in condizioni di siccità.

Cosa fa la pianta quando ha sete

Le piante in vaso hanno davvero poche chance di vivere se non viene fornita loro acqua in tempo utile; la pianta infatti vive la mancanza di acqua come una forte condizione di stress e prima di morire attua tutta una serie di step di autodifesa atte a prevenire l'ulteriore perdita di acqua; perdita di foglie, arresto vegetativo e perdita di fiori sono tutti passaggi che le piante attuano in rapida successione prima di alzare definitivamente bandiera bianca e morire; come detto le piante attuano tutta una serie di precauzioni per adattarsi al clima, e questo anche dal punto di vista evoluzionistico, si pensi ad esempio alle piante grasse che hanno modificato le proprie foglie in spine proprio per minimizzare l'evaporazione e per difendersi dai predatori; queste modifiche hanno richiesto millenni per verificarsi.

L’acqua che viene fornita al terriccio del vaso passa alle radici della pianta e da queste a tutti gli altri organi, trasportando i sali minerali essenziali per il processo di produzione delle sostanze nutritive inoltre funge anche da elemento riempitivo di fusti e foglie, conferendo loro vigore, turgore e consistenza; proprio per questo la carenza d’acqua provoca un tipico afflosciamento di fusti e foglie, il rapido avvizzimento dei fiori e la caduta delle gemme.

Quando occorre innaffiare

Le necessità di una pianta in fatto di acqua variano in funzione di due parametri fondamentali da tenere sempre presente:

1) le caratteristiche proprie della pianta e il suo ambiente naturale (ad esempio una pianta grassa necessita di acqua meno frequentemente rispetto a una pianta della foresta pluviale).

2) la temperatura e l’umidità dell’ambiente in cui la pianta si trova a vivere: quindi è inutile indicare nelle tabelle che una pianta va innaffiata una o due volte alla settimana o che si sospendono le innaffiature in inverno: la regola vera è che una
pianta che necessita di terriccio sempre umido che magari vive in un appartamento riscaldato da termoconvettori, cosicché in pieno gennaio si trova a 21°C  di temperatura costante e atmosfera secca, necessita di innaffiature molto frequenti e quotidiane, checchè ne dicano le tabelle. Come abbiamo già scritto, una pianta sistemata in un vaso appeso in appartamento riscaldato, vive in un ambiente praticamente desertico, perché l'aria calda sale verso l’alto e i termoconvettori asciugano molto l'ambiente.

Le caratteristiche dei vasi

Da ultimo è bene tener presente anche la natura del vaso. che può favorire o meno il rapido asciugarsi del terreno. I vasi di plastica sono sicuramente molto pratici ed economici ma scaldano molto di più dei vasi in terracotta e quindi fanno evaporare l'acqua più velocemente e di questo bisogna tenerne conto.L' unica vera regola da seguire in definitiva è che le piante in vaso vanno bagnate quando ne hanno bisogno; questa affermazione può apparire banale ma è l'unica davvero logica: il problema è quindi capire quando la pianta ha bisogno di acqua prima che manifesti i sintomi di sofferenza.

Il metodo più pratico consiste nell’introdurre un dito nel rerriccio per un centimetro o due e valutare le condizioni di umidità: confrontandole con quanto dice il testo circa le esigenze di quella specie in fatto di acqua, si può facilmente dedurre se
la pianta ha o meno bisogno di acqua.

 

Sintomi di carenza di acqua

Tra i sintomi più evidenti di errore nelle innaffiature, e in particolare quando si sono verificate ripetute temporanee mancanze d’acqua, vi è l’avvizzimento e l'imbrunimento dei margini e della punta delle foglie; la pianta diventa non molto bella a vedersi; anche quando la pianta presenta foglie afflosciate e prive di turgore ha bisogno di una maggiore quantità di acqua; esistono anche altri segnali che precedono questo stadio: in alcune piante le foglie diventano pallide e diafane, mentre in  altre le gemme si asciugano e raggrinziscono. Si tenga inoltre presente che le piante in piena attività vegetativa hanno bisogno di un quantitativo di acqua decisamente maggiore rispetto alle piante in fase di riposo. L'acqua è contenuta nelle piante in percentuale variabile, a seconda della specie e soprattutto dell’età; quindi anche in questo caso le indicazioni che si possono trovare nelle guide sono un poco fini a se stesse; a complicare il tutto,anche le diverse componenti di un organismo vegetale contengono acqua in misura variabile. Nelle parti lignificate (fusti e rami adulti) può raggiungere il 50% del loro peso, nentre nelle parti erbacee (quelle presenti nei rami giovani, fusti non lignificati e nelle foglie) e nei frutti in fase di maturazione la percentuale può arrivare addirittura al 90%. La disponibilità di acqua per l’innaffiatura delle piante diventa quindi, molto spesso, uno dei principali fattori che condiziona la loro crescita. Può capitare tuttavia che, pur essendo abbondante, l’acqua non abbia i requisitii adatti alle piante da innaffiare: cioè temperatura e sostanze sospese o disciolte in essa. Le acque che scorrono in supperficie hanno in genere una temperatura variabile e molto vicina alla temperatura dell’aria, mentre le acque di pozzo o di fontanile hanno una temperatura costante attorno ai 10 °C. Un'acqua viene considerata fredda quando la sua temperatura è inferiore di 2/3 a quella media dell’aria (per esempio, se la temperatura media dell’aria è di 24 °C, l’acqua conderata fredda avrà una temperatura sotto gli 8 °C ). L’uso di acque fredde, soprattutto nel periodo estivo, può risultare nocivo per le piante a causa del brusco abbassamento della temperatura sia a livello delle foglie sia dell’apparato radicale. Lo shock termico per la pianta risulta molto stressante, per questo motivo, quando un’acqua è troppo fredda, è meglio farla riscaldare prima di utilizzarla per innaffiare: può essere sufficiente metterla in un recipiente posto al sole per qualche giorno. Se invece si è giocoforza costretti a utilizzare acqua fredda, allora è bene usarne poca, bagnando preferibilmente nelle ore meno calde della giornata.

Caratteristiche chimiche

La qualità dell'acqua viene data oltrechè dalla sua temperatura anche e soprattutto dall’entità e tipologia dei sali disciolti: per esempio le cosiddette acque dure, ricche di carbonato di calcio e altri sali, oltre a causare incrostazioni biancastre sulle foglie, possono provocare anche una sostanziale modificazione del pH (grado dell’acidità del terreno). Quest’ultimo aspetto è nocivo specialmente per le specie acidofile come azalee, rododendri, eriche ecc., sulle quali si evidenzia con ingiallimenti progressivi delle foglie e clorosi. Nelle città, specialmente nel periodo estivo, la quantità eccessiva di cloro nelle acque dell’acquedotto può causare danni in molte specie di piante da appartamento. In questi casi è utile, quando possibile, recuperare l’acqua piovana e utilizzarla, alternando un’innaffiatura con acqua di rubinetto e una con acqua piovana, oppure mescolando al 50% le due acque. E importante tenere presente che le acque con un contenuto eccessivo di calcare (che è l’elemento responsabile della durezza dell'acqua) possono anche essere depurate con specifiche apparecchiature o sistemi facilmente reperibili in commercio. È consigliabile in questi casi chiedere l’assistenza di un esperto tenendo presente che ad esempio i sistemi che utilizzano sale non possono essere impiegati perchè rilasciano nell’acqua del sodio, che a sua volta è dannoso per le piante.

Innaffiatura

L’innaffiatura è uno degli aspetti più delicati per le piante sia in balcone o sul terrazzo, sia in casa. Fornire l’acqua al momento giusto e nella giusta quantità a tutte le piante non è sempre facile e non è mai un'operazione banale; tuttavia, con un po’ di attenzione si può procedere correttamente. L’innaffiatura è un'operazione che oltre a fornire l’acqua necessaria alla vita delle piante, serve anche per aumentare l’umidità, per abbassare la temperatura in estate, per fornire concimi liquidi o idrosolubili, per effettuare trattamenti antiparassitari ecc. Per l’irrigazione dei terrazzi e dei balconi il sistema ottimale è quello degli impianti goccia a goccia o delle manichette forate (che funzionano bene anche quando la pressione dell’acqua è bassa). In commercio esistono molti modelli, dai sistemi più semplici a quelli più sofisticati dotati di mecca nismi antiocclusione (per sabbia o impurità contenute nell’acqua) e la loro collocazione è abbastanza semplice: dal tubo principale si dipartono diversi tubicini, comunemente detti "spaghetti" che vengono stesi fino a raggiungere il vaso o la pianta; lo spaghetto ha nella sua parte terminale il gocciolatore che viene infilzato nel terriccio vicino alla pianta. In linea di massima, per programmare le innaffiature, sarebbe bene tenere a mente le seguenti precauzioni:

non bagnare nelle ore più calde della giornata ma preferire le ore del primo mattino o quelle della sera
non bagnare di notte, poiché l’umidità dell'aria aumenta naturalmente e se vi è eccessiva umidità si possono sviluppare funghi patogeni o comunque dannosi.
non innaffiare le piante quando si trovano al sole ma soprattutto NON bagnare le foglie, perchè in questo caso le goccioline le goccioline d'acqua agirebbero da vere e proprie lenti, ustionando le foglie.

L'umidità è fondamentale per la vita delle piante; come per l'acqua anche in questo caso è di fondamentale importanza il rapporto tra umidità e temperatura.
L’umidità, cioè la quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria, sia in casa sia all'aperto, influenza consideremlmente la crescita delle piante. L'umidità ottimale per la maggior parte delle piante all’aperto si aggira sul 70-80%; nelle case, ad eccezione di occasionali momenti stagionali normalmente è più bassa, confermando anche in questo caso come la casa non sia l'ambiente ottimale per la crescita delle piante. Inoltre deve sserci una correlazione diretta tra umidità dell'aria e temperatura: se la temperatura è elevata deve essere più elevata anche l'umidità, viceversa  se la temperatura si abbassa si deve ridurre anche l'umidità. Risulta perciò importante, specialmente nei mesi estivi,  vaporizzare o spruzzare le piante per aumentare l’umidità. Si ricordi che questa operazione deve essere fatta al mattino, in modo che le foglie a sera siano asciutte; inoltre i fiori già sbocciati non vanno spruzzati per evitare di danneggiarli. Se in inverno. in casa viene mantenuta una temperatura molto elevata. si riduce l’umidità dell’aria in modo eccessivo; pertanto, oltre a tenere le piante lontane dalla fonti di calore, può essere molto opportuna una vaporizzazione o una spruzzatura di acqua sulle foglie almeno una volta alla settimana.

I deumidificatori dell'aria, sono nemici delle piante, per cui meglio collocarli in ambienti dove non ci sono piante.

 

Problemi e rimedi sull'acqua

Tipo di problema Effetti sulle piante Possibili soluzioni
Acqua troppo fredda

Blocco della vegetazione
Danni alle parti più tenere

Bagnare quando la temperatura esterna è più bassa.
Portare l'acqua a temperatura ambiente primo del suo utilizzo.

Calcare nell’acqua Macchie e residui salini sulle Foglie.
Oltre ad essere antiestetici possono ridurre
la fotosintesi.
Modifiche e alterazioni del pH con possibili
carenze di elemenfì nutritivi (specialmente nelle piante acidofile)
Mescolare il 50% dell’acqua di rubinetto o di pozzo con il 50%
di acqua piovana.
Se il problema è grave e sono necessarie grosse quantità d'acqua è  possibile:
lasciare decantare l'acqua in vasca;
desalinizzare l'acqua con apparecchi dotati di resine scambiatrici o ad osmosi inversa
Cloro nell'acqua Danni alle piante più sensibili Valgono le medesime soluzioni fornite per il calcare

Buono a sapersi

E' preferibile bagnare le piante al mattino in modo che arrivino alla sera con le foglie asciutte; in questo modo si riduce il pericolo di attacchi fungini.
La parte più delicata delle piante è costituita dia fiori, che per questo motivonon dovrebbero mai essere bagnati.
Se si utilizza l’acqua fredda è consigliabile non bagnare le foglie, per evitare danni e shock alle piante.
Nel caso in cui l'acqua sia molto fredda è preferibile scaldarla al sole prima dell'utilizzo.